4.B Anna e Basini al Derhof

di fsnfst

(1.A)

“La conoscenza di Hermann da parte mia è stata profonda, cos’altro le posso dire?”
“Non saprei, potrebbbe dirmi cosa intende per profonda.”
“Profonda…troppo.”
“Perché troppo?”
“Beh, perché poi è diventata rischiosa.”
“Rischiosa?”
“E poi è finita.”
Basini sorrise, come per arrendersi. Era in effetti molto stanco. Abbassò lo sguardo. Voleva farle capire che non avrebbe chiesto oltre e rimase in silenzio. Trascorsero un minuto così.
Riprese Anna:
“Quando scendi nella profondita di un’anima, di un cuore, di una persona, insomma di un essere umano con cui condividi la tua vita, no? Ti esponi a un rischio. E’ un po’…vediamo se riesco a farle capire, come un ladro che si arrampica ed entra dalla finestra in una stanza e poi, invece di cercare la cassaforte o rovistare nei cassetti, si volta e scopre il mondo che c’è fuori dalla stanza, oltre la finestra stessa. Io una volta entrata all’interno di Hermann, veramente all’ interno, mi sono voltata e ho visto il mondo con i suoi occhi. Capisce? Uno spettacolo inaspettato. Io volevo conoscere lui e invece mi trovo a vedere il mondo attraverso di lui. Bum. Ma non è questo il rischio. Non è stato questo nuovo punto di vista a farmi sentire il rischio, capisce? Questo, semmai, è il bello, il traguardo più bello che un essere umano può compiere quando conosce un altro essere umano, no?”
Basini ebbe una leggera scossa alla schiena e seppe dire solo: “Sì.”
Era tornato a fissarla, come allucinato.
“Io almeno credo di avere fatto bene a conoscere così nel profondo Hermann, anche se poi vedendo il mondo come lo vedeva lui, come posso spiegarle? Sono arrivata a capire che era meglio per lui stare lontano da me. E mi sono allontanata, capisce?”
“Sì, e questo è il rischio?”
“Questo è stato il rischio.”
“E così è uscita dalla finestra. Era suonato l’allarme?”
Anna rise.
“Perché ride?” chiese Basini.
“Perché sta usando la mia metafora, vuol dire che le è piaciuta”
“Mi è piaciuta, soltanto mi manca un pezzo.”
“Ah. Vuole sapere perché sono uscita, certo.”
“Perché è uscita ma mi accontententerei di sapere perché è entrata. Di un ladro si sa, il perché. Entra attirato da ciò che crede di trovare all’interno, scappa perché, in un certo senso, si sente colpevole, sa che non si deve rubare e non vuole essere punito. E lei?”
Anna tornò di nuovo seria.
“Ha ragione, dottore, sì.”
Fece una lunga pausa.
Riscese il silenzio, tornò l’imbarazzo in Basini.
“Lei vuole sapere se mento, vero? Pensa che io abbia lasciato Hermann perché era giusto per me, non per lui. E’ questo che pensa?”
Basini strinse i denti, diventò rosso. Ora l’imbarazzo era quasi diventato fastidio, disagio fisico nel trovare le parole, articolare muscoli, emettere suoni.
“No, Anna. Questi sono fatti suoi. Sono risposte che se vorrà dovrà dare a se stessa. Io vorrei sapere cosa è successo quando ha sentito l’allarme, ed è uscita dalla vita di Hermann. Come le ho detto prima, noi ora dobbiamo capire…provo ad andare avanti con la sua metafora, cosa succede quando qualcuno decide di andarsene da quella finestra entro cui guarda il mondo. E dobbiamo fare questo per valutare l’impatto che il trattamento sta avendo adesso, qui, ora su di lei e sulle persone che fanno parte della sua vita. E l’impatto che avrà dopo.”
“Dopo?”
“Dopo il coma, Anna.”

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